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Fare giornalismo, parla Oriana Fallaci

Il giornalismo è così diventato un lavoro che raccoglie individui sottopagati ed editori che sfruttano le nuove leve con un susseguirsi di "pubblicazioni copia e incolla" dalle agenzie

Firenze. In un'Italia che sta conquistandosi un primato di analfabetismo funzionale, leggere e scrivere sta diventando una capacità rara.
Le scuole, impegnate a rendere le future generazioni ignoranti, non stimolano più ad appassionarsi al mondo della letteratura, il modello economico europeo non ha tempo per sviluppare una mente critica, ma tende solo ad un'ipotetica produttività.

La méta delle future generazioni diventa ben presto fare soldi, un mestiere dove non si guadagna viene sempre meno preso in considerazione.
Il giornalismo è così diventato un lavoro che raccoglie individui sottopagati ed editori che sfruttano le nuove leve con un susseguirsi di "pubblicazioni copia e incolla" dalle agenzie.
Gli italiani leggono giornali che si differenziano solo per la linea politica, ma che parlano tutti della stessa cosa, non abbiamo più scrittori.

Così affermava la giornalista e scrittrice fiorentina Oriana Fallaci: "Io più che il giornalista ho sempre pensato di fare lo scrittore.
Quando ero bambina, a cinque o sei anni, non concepivo nemmeno per me un mestiere che non fosse il mestiere di scrittore. Io mi sono sempre sentita scrittore, ho sempre saputo d’essere uno scrittore, e quell’impulso è sempre stato avversato in me dal problema dei soldi, da un discorso che sentivo fare a casa: "Eh! Scrittore, scrittore! Lo sai quanti libri deve vendere uno scrittore per guadagnarsi da vivere? E lo sai quanto tempo ci vuole a uno scrittore per esser conosciuto e arrivare a vendere un libro?".

Cara Oriana, poco è cambiato dai tuoi tempi.

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