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La Versilia chiede proroga e revisione della direttiva Bolkestein

Con le solite scuse di competitività e dinamismo, la direttiva Bolkestein s'inserisce nello sforzo generale di rispettare i criteri della Strategia di Lisbona, l'Italia ancora non l'ha applicata, ma ora siamo alla deriva e gli stabilimenti balneari, non tutelati in questi anni dal Governo italiano, possono di fatto passare in mano ad operatori stranieri: così il turismo, nostra grande possibilità economica, diventa azienda estera

Marina di Pietrasanta (Lucca). I gestori degli impianti balneari della Versilia non ci stanno. La direttiva Bolkenstein che avrebbe l'obiettivo di facilitare la circolazione di servizi all'interno dell'Unione europea, permette di fatto agli operatori di altri Paesi dell’Unione europea di partecipare ai bandi pubblici per l’assegnazione delle concessioni demaniali.
Dato che i servizi rappresentano il 70% dell'occupazione in Europa, la loro liberalizzazione, a detta di numerosi economisti, aumenterebbe l'occupazione e il PIL dell'Unione Europea.
Con le solite scuse di competitività e dinamismo, la direttiva Bolkestein s'inserisce nello sforzo generale di rispettare i criteri della Strategia di Lisbona. L'Italia, ancora non l'ha applicata, ma ora siamo alla deriva e gli stabilimenti balneari, non tutelati in questi anni dal Governo italiano, possono di fatto passare in mano ad operatori stranieri.
Così il turismo, nostra grande possibilità economica, diventa azienda estera.
"Almeno 30 anni di proroga e revisione della direttiva Bolkestein", chiedono i sindaci di Pietrasanta, Massimo Mallegni, di Forte dei Marmi, Bruno Murzi, e Giorgio Del Ghingaro, sindaco di Viareggio.
Ed hanno scritto al presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, in occasione dell'incontro con i rappresentanti degli stabilimenti balneari in Versilia: "I sindaci sono consapevoli della necessità di avere un Governo che ponga in modo deciso la questione dei balneari italiani. Oggi con la presidenza italiana del Parlamento europeo confidiamo che in Europa ci sia un'apertura tesa alla soluzione finale che garantisca il futuro di oltre 1 mln di cittadini che operano sulle concessioni demaniali. Siamo profondamente preoccupati per lo stato d'incertezza in cui versano ormai da oltre 10 anni le imprese balneari. La Bolkestein ha messo in crisi il settore".
A Pescara i gestori degli stabilimenti balneari avevano in questi giorni già detto la loro in merito alla direttiva Bolkenstein, dando battaglia per difendere la legge regionale abruzzese sulle concessioni demaniali.
Di fatto, dall'Abruzzo e dalla Toscana, lungo il litorale del Bel Paese, si sta denunciando come la direttiva Bolkestein distruggerebbe il nostro turismo e centina di balneatori si ritroverebbero sulla strada, cacciati da casa loro dalle grandi multinazionali.
Anche la Regione Toscana aveva fatto una legge che prevedeva proroghe delle concessioni, ma è stata impugnata dal Consiglio dei Ministri per conflitto di competenze.
Così, ora che anche l'Italia si è vista bocciare dalla Corte di Giustizia Europea la sua legge di proroga automatica delle concessioni balneari su tutta la costa italiana fino al 31 dicembre del 2020, l'invasione ha inizio.
Non solo extracomunitari, ma anche operatori balneari stranieri entrano di fatto a cambiare l'economia e la vita del nostro Paese sotto le direttive di Lisbona.

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